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domenica, 13 dicembre 2009
Presepe della zia Fernanda. Anno 2005

La zia Fernanda Adamoli, scomparsa ad 88 anni il 14 luglio 2009 (giorno della morte nel lontano 1946 di suo padre Federico), aveva l'abitudine di scrivere le cose più curiose. Nella biancheria che riponeva, negli oggetti che conservava sistematicamente avvolti nella plastica, spessissimo apponeva bigliettini “esplicativi”. Naturalmente anche sugli addobbi natalizi, alla cui sistemazione ero addetto da diversi anni, usava scrivere noticine che l'aiutassero a ricordare il posto dove piazzare i vari festoni, le tante statuine e palline natalizie. In alcune di queste noticine potevano trovar posto anche alcune impressioni personali (magari con tanto di data!), legate alle situazioni che si verificano nei vari momenti. Mi piace riportare una di queste noticine, scritta nel 2004 in occasione dell'allestimento degli addobbi natalizi: “La scritta in rosso è stata aggiunta giorno 7 Martedì ore 19. Venuta Federico che inizia le cose dove io non arrivo. All'ingresso Federico mi ha sistemato con grande bravura e velocemente fili e luci da mettere all'ingresso, e al salottino e sopra al quadro di Silvi. Non ha preso nemmeno la scala. BRAVISSIMO”.




La zia Fernanda nel 2005 posa davanti al suo presepe
Fernanda Adamoli (1921-2009). Natale 2005
postato da: fenderiko alle ore 09:05 | Link | commenti
categoria:natale, fernanda
mercoledì, 14 ottobre 2009

Passano gli anni e le vecchie generazioni scompaiono. Il 2009 si è aperto con la morte avvenuta a Genova di una cugina di mio padre, Trieste Adamoli, 93 anni, sorella di Gelasio, sindaco genovese nel primo dopoguerra. La conobbi circa tre anni fa nella sua casa genovese dove viveva con la figlia Ambretta Tasso, e rimasi colpito dalla sua bellissima collezione di bambole di tutto il mondo, una passione che lei spiegava essere legata in qualche maniera alla mancanza della figura materna (infatti perse la madre Consiglia Renzullo in tenerissima età, nel 1918).


Lo scorso luglio è morta l'ultima sorella di mio padre, Fernanda Adamoli, 88 anni. Ha conservato la completa autonomia fino a tre mesi prima della morte (viveva sola da oltre trent'anni), e la perdita dell'indipendenza l'ha forse colpita più dell'Alzheimer che in pochissimi mesi le ha compromesso la memoria. Si può dire in una certa misura che si è lasciata morire, e negli ultimi barlumi della consapevolezza di sè ha invocato la morte, che prontamente è venuta a prenderla. Con lei si è chiuso l'ultimo capitolo della vecchia vita familiare.


Infine nei giorni scorsi la mia nonna materna, Bice Marozzi, ha concluso la sua avventura a 94 anni. Dal carattere forte e autoritario, neppure le infermità della vecchiaia le hanno scalfito lo spirito eccellente. Del racconto della sua agonia, mi ha colpito una delle ultime frasi che ha pronunciato: "Mi sto perdendo..."; queste tre parole mi hanno trasmesso la malinconia della fine ed il fascino oscuro della vita che scivola via.

postato da: fenderiko alle ore 08:00 | Link | commenti
categoria:lutti
lunedì, 21 settembre 2009

I tre disegni che si trovano in coda a questo contributo furono realizzati da Miranda Cameli e vennero pubblicati su "Il Giornale d'Italia", il primo l'11 settembre 1930 e gli altri due nel settembre 1931. Sono raffigurati nei "sorrisi di sirene e di tritoni tra le incantevoli azzurrità d'Abruzzo" i volti dei personaggi più in vista che animavano in quegli anni le stagioni balneari della "perla dell'Adriatico" Silvi Marina. I nomi dei notabili raffigurati in caricatura sono questi: il capitano Umberto Adamoli, che fu podestà di Silvi in quegli anni (precisamente dal 1931 - succedendo al podestà De Rosa, anch'egli ritratto in uno dei disegni - al 1934), e la moglie Donna Clarice Cameli; il magistrato avvocato commendatore Rizzacasa (cugino del capitano Adamoli), con la moglie signora Menina Rizzacasa; il medico Guido Bindi, il già citato podestà De Rosa, Ernesto Tamburri, "Mir" (forse proprio Miranda Cameli), il colonnello Franco, Pietro Pretaroli, il neo-architetto Cameli (fratello di Miranda), Gaetano De Luca, la signorina Veira, il neo-dottore Lacché, Serafini e Fulvio Cameli. La nipote del capitano Adamoli, Fernanda, scomparsa a 88 anni nello scorso mese di luglio, che ha frequentato anch'essa per oltre 50 anni la spiaggia di Silvi, ricordava come l'autrice dei disegni Miranda Cameli si sposò con un marinaio silvarolo. Il suo matrimonio non fu ben visto dalla moglie del podestà Adamoli, Clarice Cameli, e quando i coniugi si recavano in visita presso il villino abitato dai coniugi Adamoli, la signora Clarice per questioni di pura appartenenza sociale si rifiutava persino di andare a salutare il pescatore marito di Miranda Cameli.


dis01


dis02


dis03


 

postato da: fenderiko alle ore 16:25 | Link | commenti
categoria:silvi
domenica, 20 settembre 2009

Quando venni al mondo alle 21,40 di mercoledì 15 maggio 1963 mio padre Giovanni dovette affrontare non poche spese per il parto di mia madre Maria. Nel suo registro contabile egli annotò accuratamente ogni spesa sostenuta: dal rinfresco per il battesimo (£ 3.150), all'ostetrica presente al parto (£ 5.000), all'infermiere presente al parto (£ 2.000), ad altro infermiere per l'uscita dall'ospedale (£ 1.000). Ma la spesa più ingente fu indubbiamente pagata agli Ospedale e Istituti Riuniti di Teramo, per un parto di prima classe: per cinque giorni di degenza (dal 15 al 20 maggio) furono pagati ben £ 67.155 (lo stipendio di giugno di mio padre, come professore, fu di £ 161.880). Per curiosità queste sono le voci che furono inserite nella fattura: intervento Primario £ 25.000; diritto di camera operatoria £ 5.000; anestesia loco-regionale £ 5.000; assistenza Pediatrica 3.000; medicinali £ 1.010; materiale di medicazione £ 2.000; varie 2° letto £ 2.500; I.G.E £ 2.145. Come da ricevuta n. 2420 del 1° giugno 1963... (Federico Adamoli)

postato da: fenderiko alle ore 08:57 | Link | commenti
categoria:federico
domenica, 23 novembre 2008
Nelle scorse giornate ho avuto il piacere di recarmi a Tossicia, paese dove hanno vissuto per lunghi anni i miei avi. Era la prima volta che andavo! Oltre ad aver visitato il paese ed i dintorni, mi sono recato al Museo di Tossicia dove ho avuto il piacere di conoscere il direttore dott. Giuliano Di Gaetano, vera anima del museo, che mi ha fatto visitare le varie sale espositive. Il Museo è il vero fiore all'occhiello di Tossicia! La visita al museo era finalizzata alla consegna di alcuni cimeli di famiglia: infatti ho consegnato il ritratto fotografico del mio bisnonno ramaio Giovanni Adamoli, due diplomi ed il registro copialettere relativo alla sua attività commerciale (periodo 1892-1893). Con grande soddisfazione quindi posso annunciare che prossimamente questi reperti verranno esposti nel museo. Un grazie di cuore al dott. Di Gaetano!
postato da: fenderiko alle ore 05:57 | Link | commenti (2)
categoria:
sabato, 23 agosto 2008

Gelasio Adamoli paroliere

Sogno d

 

Curiosando su ebay mi è capitato di trovare questo insolito 'cimelio'. Uno spartito musicale, precisamente un manoscritto di un tango dal titolo 'Sogno d'or'. La musica è di Salvatore Parmegiani mentre i testi sono di Gelasio Adamoli. Il venditore lo presenta come risalente al primo 900. Dovrebbe forse risalire al periodo teramano di Gelasio.

 

SOGNO D'OR
Parole di Gelasio Adamoli
Musica di Salvatore Parmegiani

Bimba strana di pallor lunar
bella come un canto di passion
tra le braccia ti vorrei cullar
mormorando lieve canzon

Ma sei fredda come il tuo pallor
della notte esprimi il gran mister
tu disprezzi il mio folle amor
col tuo tacer

Il tuo cuor
non ha che tenebre
dell'amor
non conosci che lagrime
di passion
tu temi i fremiti
delusion
è tuo credo più ver.

II
Forse un giorno nel tuo primo albor
ti sorrise immenso l'avvenir
tu sognasti il puro sogno d'or
della vita primo desir

Ma fatale era il bel pensier
e tacendo segni il tuo cammin
trascinando verso un gorgo ner
il mio destin

Sogno d'or
non sol più sorgere
all'amor
la tua fiamma ancor porgere
La canzon
è vano palpito
Illusion
è la fede più ver.

 

postato da: fenderiko alle ore 15:27 | Link | commenti (2)
categoria:gelasio
domenica, 27 maggio 2007
Nell'ultima trasmissione dell'associazione "Teramo Nostra" andata in onda su Teleponte lo scorso 24 maggio il Prof. Melarangelo, riguardo la presenza a Teramo del negazionista dell'olocausto, ha voluto invece ricordare l'esempio di generosità e di solidarietà offerto dal popolo teramano nei confronti degli ebrei internati nei campi di concentramento della città e della provincia. Alcuni di questi ebrei intesero manifestare la propria riconoscenza al Podestà Umberto Adamoli scrivendo una lettera di ringraziamento, che è stata letta nella citata trasmissione dal Prof. Melarangelo (la lettera è riportata nel libro "Nel turbinio d'una tempesta"). Questa lettera fu redatta anche in inglese. Voglio qui riportarne il duplice testo e l'elenco dei firmatari di questa lettera, di cui posseggo gli originali in duplice copia:

14 luglio 1944 - "Signor Podestà, noi sottoscritti desideriamo, con questa dichiarazione spontanea, esprimervi anche per iscritto la nostra profonda gratitudine per aver salvato noi le nostre famiglie e tanti altri correligionari che hanno lasciato nel frattempo Teramo, dalla ferocità tedesca. Difatti ai primi di dicembre scorso, le autorità tedesche avevano comandato I' arresto in massa di tutti gli Israeliti. Voi, Podestà di Teramo, eludendo la vigilanza teutonica e fascista, ci avete avvisati tempestivamente del pericolo che incombeva sulle nostre teste raccomandandoci paternamente di allontanarci da Teramo o di rifugiarci presso quelle famiglie, fortunatamente numerose, non contaminate dal virus della peste nazista e ci assicuravate ogni qualsiasi aiuto.
E' pure a nostra conoscenza che durante il terrorismo teutonico vi siete reso benemerito della popolazione teramana e sappiamo anche che di concerto col Comandante del Campo di Concentramento istituito dalle belve tedesche per sfogare il veleno che hanno sempre in corpo, somministravate tra I' altro agli internati, ricorrendo ad un abile stratagemma, doppia razione di cibo.
Così alla nostra benedizione si aggiungano quelle della popolazione e degli internati.
Con riconoscente devozione".

* * *

Teramo, 14th July, 1944

To
The L.-Colonel Adamoli Umberto, ex-Major of
Teramo

Sir,
We, the undersigned, wish, by this spontaneus declaration, to acknowledge, also in weriting, our best gratitude to you for having saved us, our families as well as many other coreligionists of ours, from the german ferocity. In fact, at the beginning of last december, the german authorities had commanded the arrest as a whole of all the israelites. Then in your capacity as mayor of Teramo, eluding the teutonic vigilance, you informed us timely of the danger overhanging
on our heads and you fatherly reccomended us either to go away from Teramo or to take refuge with those families, fortunately numerous, which were not contaminated by the pestilential miasms of fascism.
You assured us at the same time of your protection and assistance.
It is further within our knowledge that during the nazifascist terrorism you deserved well both of the population and country and we know perfectly well, too, that in agreement with the commissioner of the concentration-camp instituited by the german wild beasts to vent their innate rage upon others, you supplied, a.o., by devising a skilful stratagem, the interned people with double rationing of food.
Thus to our blessings are joing those of the population and interned persons.

With gratitude and respect.

Oscar Stein e famiglia
Pappo Jacob e familla
Hermann Holzer familia
Carlo Godelli
Pappo Isacco & famille
Oscar Canarutto e famiglia
Fulvio Viterbo e famiglia
Leone Fano e famiglia
Giuseppe Pappo et famille
Umberto Fano
Emilia Levi Bergnier e famiglia

(ci sono altre 7 firme non bene leggibili)

postato da: fenderiko alle ore 16:28 | Link | commenti (3)
categoria:umberto
martedì, 22 maggio 2007
A Genova, presso il Palazzo Ducale, è in corso di svolgimento (11-31 maggio 2007) una mostra fotografica dedicata a Gelasio Adamoli, dal titolo 'La sua storia e il suo archivio'

"...era un uomo retto, devoto alla causa della libertà ... come Sindaco di Genova riuscì a farsi amare anche dagli avversari politici più tenaci per la limpidezza della sua coscienza, per la sua onestà ed imparzialità...".

Con queste parole il Presidente Pertini ricordava Gelasio Adamoli alla notizia della sua morte. Sindaco di Genova, direttore dell'edizione genovese de "l'Unità", parlamentare ligure, Sovrintendente del Teatro dell'Opera, la sua storia di uomo pubblico appartiene a quella della nostra città. La Genova della Resistenza, delle macerie lasciate dalla guerra, delle fabbriche e delle lotte operaie, la Genova del calcio e del "Carlo Felice" da ricostruire... Da qualche anno il suo archivio personale è diventato patrimonio di questa città per scelta dei figli che lo hanno donato al Centro Ligure di Storia Sociale. Immagini, documenti, volumi sono entrati a far parte di quel deposito della memoria collettiva che da più di mezzo secolo il Centro sta pazientemente costruiendo.
Nel 2007 ricorre il centenario della nascita di Gelasio Adamoli. Per ricordarlo, fra i tanti modi possibili, abbiamo scelto di raccontare la sua storia, anche alle generazioni che non lo hanno conosciuto, proponendo con questa mostra un breve ma significativo percorso attraverso la ricca collezione fotografica conservata nell'archivio.

www.centroliguredistoriasociale.it/adamoli.html

(fonte: locandina di presentazione della mostra - ingresso libero - info 010 5761749 www.centroliguredistoriasociale.it)


Genova, Consiglio Comunale (1971)
postato da: fenderiko alle ore 07:01 | Link | commenti
categoria:gelasio
martedì, 01 maggio 2007

La Fiat 600 appena acquistata fotografata in Via Pigliacelli.

Mio padre Giovanni non fu certamente un provetto automobilista, ma fu sempre molto prudente. Prese la patente a 45 anni suonati, e raccontava che l'esame di guida pratica lo dovette ripetere più di una volta... Inoltre ci vedeva poco, a causa della forte miopia, e quando scendevano le tenebre guidare, per lui, era una sorta di grande tabù. Andava sempre piano, molto piano, troppo piano. La zia Fernanda mi raccontò che un giorno, in  viaggio in autobus verso Silvi, si trovava seduta in prima fila e dovette assistere alle imprecazioni dell'autista che se la prendeva contro quella Fiat Seicento di colore celeste che rallentava inesorabilmente il traffico. Si sentì molto imbarazzata quando si accorse che quello era proprio suo fratello Giovannino. Quella automobile - che negli anni sessanta ha rappresentato il più classico status simbol del periodo del boom economico ed ha motorizzato gran parte gli italiani - mio padre la chiamava affettuosamente "Celestina", e la pagò nel marzo 1960 la bellezza di 707.500 lire, che saldò in 'comode rate', accendendo pure una ipoteca sulla macchina stessa (il suo stipendio mensile da professore di Ragioneria sfiorava in quei tempi le 90.000 lire).



Quando negli anni ottanta Celestina finì mestamente in garage, sembrava che il suo destino fosse ormai segnato. Senza più alcun valore commerciale, dileggiata da noi figli anche per quel ridicolo colore celeste, mio padre fu sul punto di venderla per sole 50.000 lire. Alla sua morte Celestina ricadde sotto la mia ala protettrice, ed oggi, pur con gli acciacchi dell'età, ha brillantemente compiuto i suoi 47 anni. Particolare più unico che raro: le sue gomme, che sono proprio quelle originali di fabbrica con la fascia bianca.



postato da: fenderiko alle ore 14:29 | Link | commenti (9)
categoria:fiat 600
domenica, 22 aprile 2007
Questa esilarante lettera proviene dallo studio legale di mio cognato, l'avvocato Ferdinando Palazzone, scomparso prematuramente nel 1994, all'età di 34. A lui va il mio ricordo. La lettera riguarda un contenzioso tra una nobildonna ed un contadino, il quale rende conto di un tamponamento subito in una ripida stradina di campagna. Tutta da ridere...

"Caro vocata, sono ricevuto la vostra lettro che mi scriveti per la dochessina T. che mi sfasciò la topolina di mio figlio Gnazio. Il cidento non ha andato come dice la vostra clienta.
La mattina di quel giorno risaievo longo la strada che giungio al camposanto di R. La strata è molto salito andande sopra e molto disceso venento sotto, per terra ci e la breccia. Salivo puro la machina con la signora clienta a quatro passo avanto a me di botto si fermo e puro io mi fermo ma la dochessa si muovo in sotto e col di dietro di corso si viene a ficcarsi al mio devanto sfasciante e scorticante tutto. Mi metto a viastimaro la signora zompa dal manubrio e mi si ietto contro dicende che io gli avevo sfasciate il di dietro col mio devante e strillava come una pica dicende che ero un cafono gnorante e zotico che non sape guidare? Ci aveva torto ma mi offendeva per avere ragiono. Anco io strillavo come un pico ma la dochessa mi voleva dare la vorsetta alla coccia. Allora ho rientrato entro la topolina e me ne ho andate.
Questa è la verita anco se non ci stevano testimoni. Io non mi ho potuto rebellaro perchè ciò una mano cionca. Non mi ganno la coscenza e tutta la genta del vicinato sa che la dochessina e mezza sterica. e il derreto non gli lo rotto io. Ma essa mi a rotto il devanto.
Se mi volete mandare la carta bollata dal tribunalo non ci sprecate quattrino perchè mi ci pulisco il culo col qualo vi saluto vostro Michele C."

Bruno Sulli in un ritratto su Donato Cocco ricorda Ferdinando Palazzone:
pqm.homestead.com/files/2_99/299coper.htm
postato da: fenderiko alle ore 14:04 | Link | commenti
categoria:ferdinando palazzone