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domenica, 23 novembre 2008
Nelle scorse giornate ho avuto il piacere di recarmi a Tossicia, paese dove hanno vissuto per lunghi anni i miei avi. Era la prima volta che andavo! Oltre ad aver visitato il paese ed i dintorni, mi sono recato al Museo di Tossicia dove ho avuto il piacere di conoscere il direttore dott. Giuliano Di Gaetano, vera anima del museo, che mi ha fatto visitare le varie sale espositive. Il Museo è il vero fiore all'occhiello di Tossicia! La visita al museo era finalizzata alla consegna di alcuni cimeli di famiglia: infatti ho consegnato il ritratto fotografico del mio bisnonno ramaio Giovanni Adamoli, due diplomi ed il registro copialettere relativo alla sua attività commerciale (periodo 1892-1893). Con grande soddisfazione quindi posso annunciare che prossimamente questi reperti verranno esposti nel museo. Un grazie di cuore al dott. Di Gaetano!
postato da: fenderiko alle ore 05:57 | Link | commenti (2)
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sabato, 23 agosto 2008

Gelasio Adamoli paroliere

Sogno d

 

Curiosando su ebay mi è capitato di trovare questo insolito 'cimelio'. Uno spartito musicale, precisamente un manoscritto di un tango dal titolo 'Sogno d'or'. La musica è di Salvatore Parmegiani mentre i testi sono di Gelasio Adamoli. Il venditore lo presenta come risalente al primo 900. Dovrebbe forse risalire al periodo teramano di Gelasio.

 

SOGNO D'OR
Parole di Gelasio Adamoli
Musica di Salvatore Parmegiani

Bimba strana di pallor lunar
bella come un canto di passion
tra le braccia ti vorrei cullar
mormorando lieve canzon

Ma sei fredda come il tuo pallor
della notte esprimi il gran mister
tu disprezzi il mio folle amor
col tuo tacer

Il tuo cuor
non ha che tenebre
dell'amor
non conosci che lagrime
di passion
tu temi i fremiti
delusion
è tuo credo più ver.

II
Forse un giorno nel tuo primo albor
ti sorrise immenso l'avvenir
tu sognasti il puro sogno d'or
della vita primo desir

Ma fatale era il bel pensier
e tacendo segni il tuo cammin
trascinando verso un gorgo ner
il mio destin

Sogno d'or
non sol più sorgere
all'amor
la tua fiamma ancor porgere
La canzon
è vano palpito
Illusion
è la fede più ver.

 

postato da: fenderiko alle ore 15:27 | Link | commenti (1)
categoria:gelasio
domenica, 27 maggio 2007
Nell'ultima trasmissione dell'associazione "Teramo Nostra" andata in onda su Teleponte lo scorso 24 maggio il Prof. Melarangelo, riguardo la presenza a Teramo del negazionista dell'olocausto, ha voluto invece ricordare l'esempio di generosità e di solidarietà offerto dal popolo teramano nei confronti degli ebrei internati nei campi di concentramento della città e della provincia. Alcuni di questi ebrei intesero manifestare la propria riconoscenza al Podestà Umberto Adamoli scrivendo una lettera di ringraziamento, che è stata letta nella citata trasmissione dal Prof. Melarangelo (la lettera è riportata nel libro "Nel turbinio d'una tempesta"). Questa lettera fu redatta anche in inglese. Voglio qui riportarne il duplice testo e l'elenco dei firmatari di questa lettera, di cui posseggo gli originali in duplice copia:

14 luglio 1944 - "Signor Podestà, noi sottoscritti desideriamo, con questa dichiarazione spontanea, esprimervi anche per iscritto la nostra profonda gratitudine per aver salvato noi le nostre famiglie e tanti altri correligionari che hanno lasciato nel frattempo Teramo, dalla ferocità tedesca. Difatti ai primi di dicembre scorso, le autorità tedesche avevano comandato I' arresto in massa di tutti gli Israeliti. Voi, Podestà di Teramo, eludendo la vigilanza teutonica e fascista, ci avete avvisati tempestivamente del pericolo che incombeva sulle nostre teste raccomandandoci paternamente di allontanarci da Teramo o di rifugiarci presso quelle famiglie, fortunatamente numerose, non contaminate dal virus della peste nazista e ci assicuravate ogni qualsiasi aiuto.
E' pure a nostra conoscenza che durante il terrorismo teutonico vi siete reso benemerito della popolazione teramana e sappiamo anche che di concerto col Comandante del Campo di Concentramento istituito dalle belve tedesche per sfogare il veleno che hanno sempre in corpo, somministravate tra I' altro agli internati, ricorrendo ad un abile stratagemma, doppia razione di cibo.
Così alla nostra benedizione si aggiungano quelle della popolazione e degli internati.
Con riconoscente devozione".

* * *

Teramo, 14th July, 1944

To
The L.-Colonel Adamoli Umberto, ex-Major of
Teramo

Sir,
We, the undersigned, wish, by this spontaneus declaration, to acknowledge, also in weriting, our best gratitude to you for having saved us, our families as well as many other coreligionists of ours, from the german ferocity. In fact, at the beginning of last december, the german authorities had commanded the arrest as a whole of all the israelites. Then in your capacity as mayor of Teramo, eluding the teutonic vigilance, you informed us timely of the danger overhanging
on our heads and you fatherly reccomended us either to go away from Teramo or to take refuge with those families, fortunately numerous, which were not contaminated by the pestilential miasms of fascism.
You assured us at the same time of your protection and assistance.
It is further within our knowledge that during the nazifascist terrorism you deserved well both of the population and country and we know perfectly well, too, that in agreement with the commissioner of the concentration-camp instituited by the german wild beasts to vent their innate rage upon others, you supplied, a.o., by devising a skilful stratagem, the interned people with double rationing of food.
Thus to our blessings are joing those of the population and interned persons.

With gratitude and respect.

Oscar Stein e famiglia
Pappo Jacob e familla
Hermann Holzer familia
Carlo Godelli
Pappo Isacco & famille
Oscar Canarutto e famiglia
Fulvio Viterbo e famiglia
Leone Fano e famiglia
Giuseppe Pappo et famille
Umberto Fano
Emilia Levi Bergnier e famiglia

(ci sono altre 7 firme non bene leggibili)

postato da: fenderiko alle ore 16:28 | Link | commenti (3)
categoria:umberto
martedì, 22 maggio 2007
A Genova, presso il Palazzo Ducale, è in corso di svolgimento (11-31 maggio 2007) una mostra fotografica dedicata a Gelasio Adamoli, dal titolo 'La sua storia e il suo archivio'

"...era un uomo retto, devoto alla causa della libertà ... come Sindaco di Genova riuscì a farsi amare anche dagli avversari politici più tenaci per la limpidezza della sua coscienza, per la sua onestà ed imparzialità...".

Con queste parole il Presidente Pertini ricordava Gelasio Adamoli alla notizia della sua morte. Sindaco di Genova, direttore dell'edizione genovese de "l'Unità", parlamentare ligure, Sovrintendente del Teatro dell'Opera, la sua storia di uomo pubblico appartiene a quella della nostra città. La Genova della Resistenza, delle macerie lasciate dalla guerra, delle fabbriche e delle lotte operaie, la Genova del calcio e del "Carlo Felice" da ricostruire... Da qualche anno il suo archivio personale è diventato patrimonio di questa città per scelta dei figli che lo hanno donato al Centro Ligure di Storia Sociale. Immagini, documenti, volumi sono entrati a far parte di quel deposito della memoria collettiva che da più di mezzo secolo il Centro sta pazientemente costruiendo.
Nel 2007 ricorre il centenario della nascita di Gelasio Adamoli. Per ricordarlo, fra i tanti modi possibili, abbiamo scelto di raccontare la sua storia, anche alle generazioni che non lo hanno conosciuto, proponendo con questa mostra un breve ma significativo percorso attraverso la ricca collezione fotografica conservata nell'archivio.

www.centroliguredistoriasociale.it/adamoli.html

(fonte: locandina di presentazione della mostra - ingresso libero - info 010 5761749 www.centroliguredistoriasociale.it)


Genova, Consiglio Comunale (1971)
postato da: fenderiko alle ore 07:01 | Link | commenti
categoria:gelasio
martedì, 01 maggio 2007

La Fiat 600 appena acquistata fotografata in Via Pigliacelli.

Mio padre Giovanni non fu certamente un provetto automobilista, ma fu sempre molto prudente. Prese la patente a 45 anni suonati, e raccontava che l'esame di guida pratica lo dovette ripetere più di una volta... Inoltre ci vedeva poco, a causa della forte miopia, e quando scendevano le tenebre guidare, per lui, era una sorta di grande tabù. Andava sempre piano, molto piano, troppo piano. La zia Fernanda mi raccontò che un giorno, in  viaggio in autobus verso Silvi, si trovava seduta in prima fila e dovette assistere alle imprecazioni dell'autista che se la prendeva contro quella Fiat Seicento di colore celeste che rallentava inesorabilmente il traffico. Si sentì molto imbarazzata quando si accorse che quello era proprio suo fratello Giovannino. Quella automobile - che negli anni sessanta ha rappresentato il più classico status simbol del periodo del boom economico ed ha motorizzato gran parte gli italiani - mio padre la chiamava affettuosamente "Celestina", e la pagò nel marzo 1960 la bellezza di 707.500 lire, che saldò in 'comode rate', accendendo pure una ipoteca sulla macchina stessa (il suo stipendio mensile da professore di Ragioneria sfiorava in quei tempi le 90.000 lire).



Quando negli anni ottanta Celestina finì mestamente in garage, sembrava che il suo destino fosse ormai segnato. Senza più alcun valore commerciale, dileggiata da noi figli anche per quel ridicolo colore celeste, mio padre fu sul punto di venderla per sole 50.000 lire. Alla sua morte Celestina ricadde sotto la mia ala protettrice, ed oggi, pur con gli acciacchi dell'età, ha brillantemente compiuto i suoi 47 anni. Particolare più unico che raro: le sue gomme, che sono proprio quelle originali di fabbrica con la fascia bianca.



postato da: fenderiko alle ore 14:29 | Link | commenti (7)
categoria:fiat 600
domenica, 22 aprile 2007
Questa esilarante lettera proviene dallo studio legale di mio cognato, l'avvocato Ferdinando Palazzone, scomparso prematuramente nel 1994, all'età di 34. A lui va il mio ricordo. La lettera riguarda un contenzioso tra una nobildonna ed un contadino, il quale rende conto di un tamponamento subito in una ripida stradina di campagna. Tutta da ridere...

"Caro vocata, sono ricevuto la vostra lettro che mi scriveti per la dochessina T. che mi sfasciò la topolina di mio figlio Gnazio. Il cidento non ha andato come dice la vostra clienta.
La mattina di quel giorno risaievo longo la strada che giungio al camposanto di R. La strata è molto salito andande sopra e molto disceso venento sotto, per terra ci e la breccia. Salivo puro la machina con la signora clienta a quatro passo avanto a me di botto si fermo e puro io mi fermo ma la dochessa si muovo in sotto e col di dietro di corso si viene a ficcarsi al mio devanto sfasciante e scorticante tutto. Mi metto a viastimaro la signora zompa dal manubrio e mi si ietto contro dicende che io gli avevo sfasciate il di dietro col mio devante e strillava come una pica dicende che ero un cafono gnorante e zotico che non sape guidare? Ci aveva torto ma mi offendeva per avere ragiono. Anco io strillavo come un pico ma la dochessa mi voleva dare la vorsetta alla coccia. Allora ho rientrato entro la topolina e me ne ho andate.
Questa è la verita anco se non ci stevano testimoni. Io non mi ho potuto rebellaro perchè ciò una mano cionca. Non mi ganno la coscenza e tutta la genta del vicinato sa che la dochessina e mezza sterica. e il derreto non gli lo rotto io. Ma essa mi a rotto il devanto.
Se mi volete mandare la carta bollata dal tribunalo non ci sprecate quattrino perchè mi ci pulisco il culo col qualo vi saluto vostro Michele C."

Bruno Sulli in un ritratto su Donato Cocco ricorda Ferdinando Palazzone:
pqm.homestead.com/files/2_99/299coper.htm
postato da: fenderiko alle ore 14:04 | Link | commenti
categoria:ferdinando palazzone
giovedì, 12 aprile 2007


Tra i tanti spunti pubblicati sino ad oggi sul sito di famiglia, ne ho voluti inserire alcuni che potrebbero apparire anche di scarso interesse. Tra di essi un elenco (parziale!) di più di 500 lettere di famiglia. Questo elenco si è prestato in maniera formidabile alle potenzialità d'indagine offerto dai motori di ricerca. La sorpresa questa volta è stato un ricordo che è giunto su Italia Adamoli, Terziaria Francescana, che presento oggi, nel trentennale della sua morte: giunge dal Venezuela, dove risiede G. G. è il nipote di M., che indirizzò nel 1947 una lettera a Italia da Ripe di Civitella, dove mia zia ebbe una delle prime esperienze come maestra elementare.
G., al quale ho inviato una copia elettronica di questa lettera (scritta in occasione di una eventuale visita da compiere da M. nell'abitazione di Italia a Teramo), mi ha gentilmente trasmesso questo ricordo su Italia che viene dal suo papà: "Mio padre, oggi 71enne, ricorda con molto affetto la Sig.na Italia. Lui la ricorda bene perchè durante quegli anni la maestra Italia, insegnante a Ripe di Civitella del Tronto, risiedeva in questo paesino a casa dei miei nonni paterni (D.) essendo mio padre allora un bambino. Racconta mio padre che la Sig.na Italia e' stata, per lui e un suo cugino, la preparatrice per fare gli esami per la prima media. Ricorda mio padre, inoltre, che per assistere agli esami a Teramo furono ospitati cortesemente in questa città a casa della Sig.na Italia, sita a fianco dell'anfiteatro romano (nota: si tratta dell'edificio noto a Teramo come 'Palazzo Adamoli', edificio del quale da qualche settimana è iniziata la demolizione, o meglio, lo smontaggio). Infine, mio padre la ricorda come una donna molto dolce, colta ed educata".
La sorella di Italia, Fernanda Adamoli oggi 86enne, ricorda molto bene i D. ospitati presso la loro casa, dove la mamma Annunziata, nonostante la miseria di quei tempi, aveva sempre la porta aperta per ospitare le persone vicine alla famiglia. Fernanda ricorda anche le visite che faceva ad Italia a Ripe di Civitella, dove arrivava a dorso di un asino, transitando per sentieri stretti e a strapiombo. Ricorda pure come in quell'epoca difficile nella casa dei D. ci si faceva la doccia utilizzando un colabrodo. Altri tempi...



Italia e Fernanda fotografate in Corso San Giorgio, all'altezza dell'area dove sorgeva la Chiesa di San Matteo, demolita nel 1941
postato da: fenderiko alle ore 14:38 | Link | commenti (1)
categoria:italia
venerdì, 30 marzo 2007

Fausto Coppi premiato da Gelasio Adamoli

Gelasio Adamoli dedicò gran parte della vita per l'impegno civile e politico: è tra i partigiani ricordati nella battaglia di Bosco Martese, considerata come il primo episodio di resistenza in campo aperto nei confronti dei tedeschi; fu Sindaco di Genova nell'immediato dopoguerra e Senatore della Repubblica per diverse legislature nelle file del Partito Comunista Italiano. Ma Gelasio fu anche un amante dello sport: sembra che egli sia approdato a Genova sospinto anche dal grande attaccamento per la squadra calcistica del Genoa, come sostiene il nipote Gessi, giornalista sportivo de 'La Repubblica', al quale il nonno ha trasmesso l'amore per i colori rosso-blu. A chi può apparire strana la preferenza di Gelasio, ricordiamo che il Genoa nel periodo della giovinezza di Gelasio era la società più blasonata d'Italia, con i suoi nove scudetti vinti.
Negli anni in cui fu direttore de 'L'Unità', dal 1951 al 1956, Gelasio teneva una regolare rubrica, "Lettere al direttore". Ad un 'vero Sportivo' savonese che accusava il giornale di non seguire una linea veramente sportiva, perché attaccava Fausto Coppi prendendo spunto da ragioni politiche, Gelasio risponde così (questo è il mio modo di ricordarlo oggi, nel centenario della sua nascita):

"Permetta che le dica che anch'io tengo a qualificarmi 'un vero sportivo' (magari con la s minuscola, non dico per modestia, ma solo per precisione grammaticale) e permetta ancora che le confessi in un orecchio che da bravo sportivo, ho anch'io la mia passioncella nel mondo del ciclismo (come ce l'ho nel mondo del calcio) e che essa si chiamava e si chiama tutt'ora Coppi. (...) Dunque lei, e giustamente, è entusiasta di Coppi. Ma l'entusiasmo verso il grande atleta non deve farle dimenticare la verità dei fatti, non deve portarla a chiamare responsabile l''Unità' di una situazione che noi non abbiamo creata e contro la quale, anzi abbiamo reagisto dopo che Coppi, cedendo alle pressioni della 'parrocchia del biancofiore' aveva messo il suo grande nome al servizio di una parte politica.
Noi non abbiamo mai giudicato gli atleti in base alle loro concezioni politiche: da quale parte sia schierato Bartali lo sanno tutti i seminaristi d'Italia, ma ciò non ci ha mai impedito di esaltare il grande valore di uno dei più straordinari atleti che ricordi la storia del nostro ciclismo, come non ha impedito a decine di migliaia di comunisti di far parte della grande famiglia dei bartaliani.
Ma quando Coppi, non il signor Coppi, ma l'atleta Coppi, appena giunto sul traguardo di una nuova vittoria, con ancora il caschetto di protezione e la maglia rosa addosso, simboli del rischio e della gloria della sua battaglia, firma un telegramma diretto a De Gasperi per augurargli "di affrontare vigorosamente l'ultima salita verso la vittoria finale", telegramma destinato ad essere ripetuto sino all'ossessione dalle cornacchie della RAI, ad essere pubblicato in neretto su tutti i giornali della catena governativa e riprodotto in milioni di volantini con tanto di scudo crociato, ossia quando Coppi permette che la famelica ingordigia democristiana si butti anche sul suo nome e confonda la vittoria di un atleta con il tentativo di truffa dei clericali, la 'sportività' è già travolta, la purezza dei sentimenti sportivi è già contaminata e la protesta non riguarda il politico ma lo sportivo. La protesta avrebbe dovuto riguardare anche lei, se è un vero sportivo (e coppiano per giunta), e non verso di noi ma verso Coppi e verso coloro che come lupi affamati si sono lanciati sulla sua gloria."


Questa foto del 1923 mi è stata presentata come quella della prima squadra di pallacanestro teramana, del Regio Convitto di Teramo, nella quale compare un 16enne Gelasio (è il terzo da destra in piedi). Gessi Adamoli mi ha avanzato il sospetto che si possa trattare di una squadra di calcio... Chi è in grado di risolvere questo dubbio?


Inaugurazione ufficiale del nuovo stadio di Marassi (Genova, 1951) - A sinistra Parodi, presidente della Sampdoria; al centro Gelasio Adamoli; a destra Mairano, commissario del Genoa (Foto L'Unità)
postato da: fenderiko alle ore 07:23 | Link | commenti (1)
categoria:gelasio
mercoledì, 01 novembre 2006
Il caro cugino Accifst, nipote di Federico, sul post pubblicato su gransasso.splinder.com/tag/adamoli  parla del nonno: "Mi diceva mia madre che era simpaticissimo e con una vena comica travolgente. Era benvoluto da tutti e forse soprattutto dalle donne. Pare infatti che nonna Annunziata sia stata tormentata per molti anni dalla gelosia verso il marito. Mia madre però ci teneva sempre a precisare (abbassando la voce e parlando più in fretta) che "a llù povere Papà, ahère li femmene che l'accimendeve". So che la sua salute fu irrimediabilmente compromessa dal sevizio prestato al fronte, durante la prima guerra mondiale. E poi certo non lo aiutarono le preoccupazioni e tensioni del negozio".

A proposito di questa vena comica di Federico (la moglie diceva di lui che "con la sua chiacchiera impapisce tutti"), in una lettera che nel 1936 Annunziata manda al 22enne figlio universitario Giovanni (mio padre) che si trovava a studiare a Genova, e che in quel periodo sembra fosse un po' depresso, per tirarlo su gli racconta che il padre, recatosi a Villa Imperatore ad accompagnare la figlia Italia per una supplenza di un mese (una delle sue prime supplenze), si trovò ad assistere alla sostituzione di una serratura nella scuola: "Ci fece ridere perché col preside assistette il falegname a mettere la serratura. Ora ad ogni colpo di martello il preside zicchiava e diceva, hai! Un momento si allontanò e allora il falegname disse: "Non vite come fa? damò che l’avrì masse la serrature!" Poi tuo padre rifece la mossa del falegname che col martello minacciava il Preside, ad una voltata di questi. Se tu fossi stato presente avresti di certo riso molto. Perciò ti raccomando anche ora che sei lontano procura di essere allegro perché l’allegria fa buon sangue e dona tranquillità".
postato da: fenderiko alle ore 08:16 | Link | commenti (35)
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lunedì, 30 ottobre 2006
Annunziata & Federico
Quello tra i miei nonni paterni dovette essere un amore travolgente, che superò anche le barriere del vincolo parentale: i due infatti erano cugini. Annunziata perse il papà ad appena un anno, Federico lo perse a  12 anni. Quando i due si innamorarono non era rimasto nessuno dei loro genitori. Con la morte della mamma, Annunziata, prossima al diploma magistrale, fu ospitata in casa dello zio Aldobrando, presso il quale già si trovava Federico, che lavorava nel negozio dello zio. Quando il loro amore venne alla luce il loro zio Umberto fu fatto accorrere precipitosamente da Grosseto, dove prestava servizio nella Guardia di Finanza. Ecco quello che Umberto racconta nelle memorie: "L'idillio era stato scoperto e gli innamorati erano stati messi, senza pietà, al bando della casa. Lo zio, quantunque la chiesa e le leggi civili vi fossero favorevoli, non concepiva che due cugini potessero sposarsi, e rimaneva talmente scosso del fatto da ammalarne seriamente".

Questo accadeva nel nel 1911: Annunziata aveva 19 anni, Federico 24. Ho trovato una eccezionale cartolina proprio di quei tempi, scritta dal nonno Federico, forse quando la bomba del loro idillio era stato appena scoperto. Così scrive alla sua innamorata: "Teramo, 9 dicembre 1911. Annunziatina mia, non puoi immaginarti che giornata triste ho trascorso, però sempre coraggio, non dobbiamo avvilirci per un incidente già avvenuto. Adesso comprendo quanto tu mi sei cara, e dovrò adorarti come una reliquia perché per me sopporti tutto. Segue lettera. Affettuosissimi saluti dal tuo sempre Federico".
Annunziata e Federico si sposarono il 3 agosto 1912.

cartolina
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